Paolo Giallombardo

Quando vediamo le opere del maestro Paolo Giallombardo, il pensiero corre, inevitabilmente, alla grande stagione artistica di Albisola, che aveva fatto definire la cittadina “Atene della Liguria”.

Egli ci ha proposto due piatti della serie “Mondo”, con elementi in rilievo, fusioni in rame e in vetro; e la scultura “Il mio mondo”, refrattario, smalti e fusioni: quest’ultima un vero capolavoro, che io inserirei, con gli opportuni “distinguo”, nella corrente “spazialista” del grande Lucio Fontana, poiché da un lungo squarcio aperto dell’astratta superficie si intravedono (e non si immaginano, come nei “tagli” di Fontana) elementi espressivi che rimandano ad un contenuto “mondano”, liricamente sintetizzato e trasfigurato.

Un’opera di quelle che “lasciano un segno”.

Marco Pennone

Oro e Fuoco nell’arte

Entrare nello studio di Paolo Giallombardo significa scoprire il regno delle meraviglie. Ceramiche compiute o abbozzate, soggetti mitologici, poetici, reali e comunque incantevoli emergono dai numerosi angoli dell’ atelier albisolese.

Dalla creta primordiale al capolavoro. Il nome dell’artista è conosciuto a livello internazionale. A Londra, nel 2012, durante lo svolgimento della XXX Olimpiade, ha presentato un pannello in ceramica con smalti a gran fuoco dal titolo “Quando lo sport diventa arte”, che aveva come soggetto il nuoto sincronizzato: un’armonia di insiemi che ha ricevuto una vastità di consensi.

Di magica suggestività sono le grandi ceramiche orbicolari di Paolo Giallombardo dedicate alle antiche civiltà precolombiane, in un trionfo di templi d’ oro e di fiamme dirompenti.

Recente è invece l’inaugurazione a Monastero Bormida di una sua opera in onore degli Alpini della Divisione “Acqui” caduti a Cefalonia e a Corfù.

Poi ci sono i presepi, in un’atmosfera inconfondibile di tenerezza, con un mondo di umanità che percorre le infinite strade della speranza, verso la Grotta, il centro dell’ Amore. Uomini e donne prendono vita sotto le dita mobili dell’ artista e, quasi in una carezza, viene impressa un’anima in ciascuno di loro.

Le “Grotte” diventano un mondo, anzi, il mondo di ieri e di oggi, dentro il quale fruiscono tutte le passioni, le ansie, i tormenti, gli aneliti, le pulsioni che accompagnano ogni creatura sempre bisognosa di accogliere nel proprio mondo interiore, una luce. E c’è la stella tutta d’oro che rifulge, in gaudio sublime, sulla Natività.

Paolo GiallombardoBiografia

Paolo Giallombardo ha molto da raccontare circa le sue amicizie e le sue frequentazioni nel mondo artigiano e artistico albisolese degli anni cinquanta, oltre che molto da dimostrare.

Una bottega un po’ defilata rispetto alle solite locations del centro storico fra Pozzo Garitta –via Repetto-via Isola-via Stefano Grosso- fino alle fabbriche San Giorgio e Mazzotti; bisogna andare verso Grana e li troviamo fra grandi pannelli, personaggi del presepe, animali dell’aria e dell’acqua modellati nella terra e trasfigurati dalla magia del forno.

Affiancato dalla nipote Cinzia Astaldi, allieva ma già con una sensibilità artistica tutta sua che il maestro non vede l’ora di trasmetterle per intero i “trucchi del mestiere” aspettando di goderne i frutti.

Ormai da parecchi anni è tornato in maniera prepotente e totalizzante a quel primo amore giovanile per la ceramica che aveva dovuto accantonare per seguire un altro percorso di vita. Ha rimesso le mani nella  “ terra”, ha recuperato gli insegnamenti di Eliseo Salino (maestro generoso, capace di cogliere “il marchio dell’arte” nelle persone, e in Paolo Giallombardo lo aveva colto, eccome!), ha ritrovato la gioiosa creatività dell’adolescenza, e dal primo presepe del 2010 ne ha fatta tanta di strada, sia nei contenuti artistici, sia nella considerazione della critica, sia nelle soddisfazioni professionali ed umane. Una per tutte, la lettere del Ministro Alfano che definiva il presepe di Paolo Giallombardo: “ il più bel presepe donato a una Prefettura in Italia”

(tratto da “gli Incontri del Mercoledì – TeleVarazze)